ROSTRO DE VOS – M. Benedetti

Tengo una soledad

tan concurrida
tan llena de nostalgias
y de rostros de vos
de adioses hace tiempo
y besos bienvenidos
de primeras de cambio
y de último vagón.

Tengo una soledad
tan concurrida
que puedo organizarla
como una procesión
por colores
tamaños
y promesas
por época
por tacto
y por sabor.

Sin temblor de más
me abrazo a tus ausencias
que asisten y me asisten
con mi rostro de vos.

Estoy lleno de sombras
de noches y deseos
de risas y de alguna
maldición.

Mis huéspedes concurren
concurren como sueños
con sus rencores nuevos
su falta de candor
yo les pongo una escoba
tras la puerta
porque quiero estar solo
con mi rostro de vos.

Pero el rostro de vos
mira a otra parte
con sus ojos de amor
que ya no aman
como víveres
que buscan su hambre
miran y miran
y apagan mi jornada.

Las paredes se van
queda la noche
las nostalgias se van
no queda nada.

Ya mi rostro de vos
cierra los ojos
y es una soledad
tan desolada.

Mario Benedetti

No hace falta

Splendido pensiero di un’ amica. E’ in spagnolo ma spero lo possiate comprendere .. magari inserisco un immagine… come a raccontare la scena, le emozioni. Quante volte anche io ho guardato e parlato alla luna nel silenzio della mia stanza. Accarezzato dalla brezza della sera e dai suoni lontani della città e del vento.

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massentimientos

Frente a la ventana observaba la belleza inmensa de una Luna llena, ensimismada, cálida mirada de admiración por aquello que no podía tocar, pero que me hacía sentir paz. Tan sublime y fresca la noche, tanta soledad, pensado en todo lo inexplicable pero real, Luna que se hacía para mi como un espejo en el cual ver mi reflejo, mi rostro, que aveces triste o otros sonriente, me inundaba el resplandor de la luz que alumbraba la ciudad, la pequeña pero escandalosa ciudad en la que vivía. Mientras seguía allí dando vueltas a mi cabeza el ladrido de los perros entorpecio mi silencio, el ruido de los coches me hizo volver a la realidad, ya que lo cierto es que soñaba despierta, me retire de la ventana y dejando la persiana abierta para que siguiera entrando luz de Luna por la misma, me senté en la cama y cerré los ojos…

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Il racconto dell’ albero – Osho

Lo so. E’ da parecchio tempo che non scrivo. Periodo di lettura, lavoro, pensieri, idee.
Tra le letture ho letto un bellissimo libro di Osho dove era un racconto che voglio riportare per esteso. In questo periodo avremmo bisogno tutti di comprenderne il significato.

Il racconto dell’ albero – Osho

C’ era una volta un vecchio albero, la cui chioma maestosa svettava alta nel cielo.
Al tempo della fioritura, danzavano attorno a lui farfalle di ogni forma, colore e dimensione. E quando era carico di fiori e frutti, gli uccelli venivano per cantare protetti dai suoi rami.
Un bambino veniva spesso a giocare sotto l’ albero e il grande albero si affezionò a quel bimbo.
Tra il grande e il piccolo è sempre possibile l’ amore, se il grande non è consapevole di essere grande. E l’ albero non sapeva di essere grande, soltanto l’ uomo ha questo tipo di percezione.
Chi è grande si preoccupa sempre di espandere il proprio ego, ma nell’ amore nessuno è grande o piccolo: l’ amore abbraccia chiunque gli si avvicina.
Ebbene, l’ albero si era affezionato al bambino, al punto da piegare i suoi rami più alti ogni volta che il piccolo veniva a giocare vicino a lui, perchè potesse prendere i suoi fiori e cogliere i suoi frutti.
L’ amore, al contrario dell’ ego, è sempre pronto a inchinarsi. Se ti avvicini all’ ego, i suoi rami si tenderanno ancor di più verso l’ alto; si irrigidirà per non permetterti di raggiungerlo.
Ogni volta che il bambino andava da lui l’ albero abbassava i rami, ed era molto contento quando il bambino coglieva dei fiori. L’ amore è sempre felice quando può dare qualcosa, mentre l’ ego è sempre felice quando può prendere.
Il bambino crebbe. Talvolta dormiva nel grembo dell’ albero, talvolta ne mangiava i frutti.
Il bambino crebbe ancora. Cominciò ad arrampicarsi sull’ albero per dondolarsi sui rami. E l’ albero si sentiva felice.
L’ amore è felice quando dà conforto a qualcuno; l’ ego è felice solo quando procura dolore.
Con il passare del tempo il peso di mille doveri avvolse quel ragazzo; in lui crebbe l’ ambizione.
Aveva esami da dare, aveva amici con cui conversare e andare in giro, perciò non veniva più così spesso. Ma l ‘ albero lo aspettava ansioso; lo invocava dal profondo dell’ anima ” Vieni, vieni, ti aspetto”. L’ amore è in grado di attendere per giorni e giorni. E l’ albero aspettava: si sentiva triste quando il ragazzo non veniva, perchè l’ amore è triste quando non può condividere; l’ amore è triste quando non può dare.
Quando può arrendersi totalmente, l’ amore è alla vetta della felicità.
Più il ragazzo cresceva, meno veniva dall’ albero. L’ uomo adulto, le cui ambizioni dell’ ego aumentano sempre di più, trova sempre meno tempo per l’ amore. Il ragazzo era ora preso dalla vita mondana.
Un giorno passò vicino all’ albero, e questi gli disse: ” Ti aspetto ogni giorno, ma tu non vieni più da me”.
Il giovane disse: ” Perchè dovrei venire da te? Cos’ hai da darmi? Soldi? Divertimento?” L’ ego ha sempre bisogno di qualche motivaione per agire, mentre l’ amore esiste senza scopo.
L’ albero disse sorpreso: ” Verrai solo se ti darò qualcosa?” L’ ego accumula, ma l’ amore dona incondizionatamente.
“Non andare via. Cogli pure la mia frutta e vendila. Così otterrai denaro.”
Il ragazzo ne approfittò subito, si arrampicò e prese tutti i suoi frutti.
L’ albero si sentiva felice, sebbene alcuni rami si fossero spezzati. L’ amore è felice anche nel dolore, ma neppure dopo aver ricevuto qualcosa l’ ego è soddisfatto!
Per molto tempo il ragazzo non tornò. Ora aveva il denaro, amici e fama, ed era occupato a spendere il suo tempo nel divertimento. Aveva completamente dimenticato l’ albero. Passarono gli anni e l’ albero era molto triste.
Dopo tanti anni, ormai adulto, il ragazzo tornò. L’ albero disse: “Vieni, vieni a riabbracciarmi”. Ma l’ uomo rispose: ” Basta con questi sentimentalismi. Quelli erano giochi da bambini.” L’ ego considera l’ amore una follia, una cosa per deboli.
Il tempo passò ancora e l’ uomo, ormai vecchio, un giorno si avvicinò all’ albero, passando di lì per caso.
L’albero subito chiese: “Cos’ altro posso fare per te? Ora che sei tornato dopo tanto tempo! Vieni a giocare con me!”
Il vecchio borbottò: ” Voglio andare in paesi lontani per vedere il mondo e guadagnare più fama”.
L’ albero allora disse: ” Taglia pure il mio tronco e fanne una barca. Sono felicissimo di aiutarti ad andare lontano. Ma ti prego, ricorda: io sarò sempre qui ad aspettare il tuo ritorno”.
Ora dell’ albero non ne era rimasto altro che un piccolo ceppo. Egli aspetta, e aspetta ancora che l’amato ritorni.
Ma l’ uomo non tornerà mai più, perchè l’ ego va soltanto laddove vi è qualcosa da guadagnare, e ora l’ albero non ha più niente, assolutamente niente da offrire.
L’ ego capisce soltanto il linguaggio del prendere, l’ amore invece il linguaggio del dare. L’ uomo non tornerà ma avrà vissuto in maniera vuota, l’ albero rimarrà solo ma pieno d’ amore per sempre. E questo è quello che da un senso alla nostra esistenza.

Ciega y sorda

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Nada que ver, porque no puedo mirar, suelo oír más no escuchar, se aclara el día nubes que se van, lluvia que cae como agujas de cristal, no atraviesan mi alma porque ella ya no esta; cuerpo con vida pero sin esperanza al caminar, hojas que caen de árboles que se han secado ya. Que puedo pensar! si ya no tengo esa capacidad, sólo amarle me ayuda a respirar, rostros que pasan de aquí para allá bullicios de tanta gente que la verdad para mis oídos solo son ruidos sin ningún sentido, no les escucho vocalizar.
Raíces que en ningún lugar he de sembrar porque mi vida es tan tuya que ya no tengo un lugar. Quiero sentarme y todo cuanto me rodea poder observar pero sólo son espejismos que nublan mi mirar…campos y ciudades, mares y desiertos, de que me sirve todo ello si a mi lado no estas!

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Volevo rivedere il suo sorriso subito

Io ero stregato. Anita indossava un paio di scarpe da ginnastica bianche, un jeans un po’ strappato chiarissimo quasi bianco e un maglione di lana grigio forse della Guess, sicuramente con una grossa scritta centrale di co-lor rosa. Corpo da favola in uno sguardo da Paradiso!… Aiutoooo!…
Le dissi: «Certo. Non ti disturbo, tranquilla. Quando vuoi mi chiami e ci organizziamo ok?». Non potevo rimanere con lei per aspettare il tram, dovevo far finta di non essere veramente interessato, doveva sembrare un semplice incontro al quale forse non sarebbe seguito nulla.
La salutai e mi incamminai senza girarmi indietro per guardarla anche se volevo farlo. E come se volevo farlo!
Volevo rivedere il suo sorriso subito.

Quadro di Michael e Inessa Garmash

Immagine di un quadro dei pittori Michael e Inessa Garmash


Già mi mancava.